Il Jobs Act è una cornice, e ora serve il quadro. Lega e Forza Italia. Fino a quando?
13 AGO 20

Al direttore - Non tenendo conto delle condizioni poste nel parere delle commissioni parlamentari sul Jobs Act Poletti 2.0 il governo ha agito correttamente per almeno tre motivi. Il primo di carattere formale: i pareri non erano vincolanti. Il secondo per ragioni politiche: i testi erano stati votati da maggioranze diverse da quelle che sostengono l’esecutivo. Il terzo, per evidenti questioni di logica giuridica. Non trovava alcuna giustificazione, infatti, che dei licenziamenti “economici” – ormai divenuti individuali a conclusione delle procedure sindacali e amministrative previste nel caso di licenziamenti collettivi – venissero sanzionati (in conseguenza di un’accertata violazione dei criteri di selezione) addirittura con la reintegra anziché con un’indennità risarcitoria, diversamente da quelli che individuali lo fossero fin dall’inizio. In sostanza, un lavoratore licenziato individualmente per motivi economici non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere reintegrato (per i nuovi assunti è sparita anche la “manifesta insussistenza del fatto” di cui alla legge Fornero), mentre l’avrebbe mantenuta un collega la cui vicenda ha attraversato, in una sede “protetta”, una fase di tutela preliminare e il cui sbocco finisce al riparo degli ammortizzatori sociali. In materia, poi, non era presente alcun eccesso di delega, dal momento che la norma si riferiva chiaramente a tutte le tipologie di licenziamenti “economici”.
Giuliano Cazzola
Giuliano Cazzola
Il ragionamento fila. E va bene elogiare la riforma del lavoro. E’ una riforma che volevano tutti. Con le caratteristiche che chiedevano tutti. Con la flessibilità che chiedevano tutti. Con molti punti fermi che chiedevano anche i nemici della sinistra. Tutto vero e tutto giusto. E sono certo che nel 2015 lo sgravio per le assunzioni farà registrare un numero di nuovi lavoratori superiore a quello previsto oggi. Ma Renzi deve ricordare che per creare lavoro non è sufficiente la riforma del lavoro. La riforma è una cornice. Se non si agisce sull’Irap, sulla pressione fiscale, sulla burocrazia, sulla pubblica amministrazione, la cornice potrà anche accecare come l’oro ma alla lunga sarà come avere a casa un bel quadro senza dipinto. Ne vale la pena?
Al direttore - Ho visto Salvini dire durante il tour per le regionali che il suo partito ha una visione di Italia e di Europa completamente diversa da quella di Forza Italia. Direttore, sono confuso. Ma se Forza Italia si allontana dal Pd per poi andare verso la Lega e poi anche la Lega prende a pesci in faccia Forza Italia che fine farà il partito di Berlusconi? Stritolato tra i due Matteo?
Luca Taidei
Luca Taidei
Un po’ c’è la Lega che sabato sarà a Roma contro Renzi e quando la Lega deve mostrare agli elettori la sua identità generalmente prende a ceffoni chi gli sta vicino. Un po’ c’entrano le regionali. Un po’ c’entra la tattica. Ma la partita di Salvini ha un senso. E’ quella di Forza Italia che invece un senso non ce l’ha. L’identità della Lega, per quanto molto gonfiata dalla bolla mediatica in cui si trova oggi, è ben definita. Quella di Forza Italia no. In questa fase ci sono equilibrismi complicati legati alle regionali, alle riforme e a tutto il resto ma a forza di fare gli equilibristi, alla fine ci si possono rompere le gambe. E correre con le stampelle, per un partito che deve trovare uno slancio, come si dice, rischia di non essere un’idea geniale. Stare un po’ di qua e un po’ di là può avere una logica. Ma alla lunga vedrete che anche Forza Italia capirà che farsi prendere a schiaffi da Salvini può avere un senso solo nell’attesa di ricontrattare un patto con Renzi. E quel patto prima o poi ci sarà.
Al direttore - Il “felpato” Landini a seguito del clamoroso e per qualsiasi leader o, a questo punto, presunto tale dotato di un minimo di dignità, umiliante insuccesso ottenuto dagli scioperi indetti in Fca e senza tener conto dell’impietoso esito del confronto con Marchionne cosa fa? Invece di dimettersi decorosamente come farebbe qualunque dirigente di impresa privata dopo aver lanciato un’iniziativa fallimentare, comincia a scimmiottare maldestramente, salvo nelle retromarce, tale Tsipras certo di rinverdire nella politica, nella quale lascia ormai intendere di volersi riciclare, quell’impunità che gli ha fatto attraversare indenne anni di sindacato durante i quali tutto ha fatto tranne l’interesse dei lavoratori. Molto bene, avanti, c’è posto!
Giorgio Carchedi
Giorgio Carchedi
Dimettersi, addirittura. Di buono in questa storia c’è questo. C’è che si è rotta la cinghia di trasmissione tra Pd e sindacato. C’è che il mondo di Landini nemmeno per un secondo si è pensato che possa essere una parte del Pd. Sta fuori. Fuori dal recinto. Fuori da un certo modo di pensare l’Italia. E per chi vota Pd mi sembra davvero un’ottima notizia.